In morte di un Partigiano

Sergio Giammarchi, classe 1926, ci ha lasciato in questi giorni di un triste novembre, il numero dei testimoni e protagonisti della Guerra di Liberazione va sempre più assottigliandosi e l’ANPI diventa ancor di più un’associazione antifascista e di conservazione della memoria.

Prima di andarsene, però, Sergio ci ha lasciato delle testimoniante tangibili ed indelebili in tutta la sua attività di “maestro della Resistenza” nelle scuole e nelle manifestazioni della memoria partigiana.

La sua forza e simpatia è arrivata anche a Diego Bianchi che nella sua “Propaganda Live” su La7 gli fece un’intervista memorabile in cui venne fuori tutta la verve romagnola doc di Sergio Giammarchi. Nel Giorno della Memoria, Sergio ci disse: “Dovete sempre lottare per la pace, la libertà e la Costituzione. Io sono nato col fascismo, non mi fate morire col fascismo.”

Giammarchi ha voluto anche lasciarci una testimonianza scritta in un libro che ci racconta la sua storia partigiana. Lo ha fatto nel modo semplice, ma denso di significato che gli è stato proprio. In un libro di memorie che è pure una storia di formazione. Nascere nel ventennio fascista. Percepire l’ingiustizia del regime. Conoscere persone che stanno dalla parte giusta, come Adriano Casadei suo amico e “maestro”, col quale salire in montagna coltivando l’idea che il fascismo vada abbattuto, la libertà ripristinata. Conoscere Silvio Corbari, dal carattere istrionico votato al gesto atto a impressionare i contemporanei nonché a restare impresso nella memoria dei posteri. Incontrare in montagna la popolazione civile, e uscirne persuaso che senza di essa: senza l’aiuto offerto in maniera disinteressata e a rischio della vita dai contadini i partigiani non avrebbero avuto l’acqua dove nuotare. E finita la guerra, abbattuto il fascismo, far tesoro di quella vicenda, per testimoniarla un anno dopo l’altro fino alla morte. Perché il ricordo della Resistenza, episodio fondativo della Repubblica, da trasmettere ai giovani ma non solo a loro, rimanga vivo e luminoso. Questa “missione” educativa Sergio Giammarchi, nome di battaglia e’ Rudarè, l’Arrotino, l’ha svolta nell’ANPI.

Sergio ha portato la nostra storia nelle scuole, nei circoli, ovunque, sempre con lucidità e chiarezza, grazie per tutto quello che hai fatto per noi Sergio, che la terra ti sia lieve.



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